Sfumatura genetica nella dieta: il consumo di carne potrebbe influenzare il rischio di demenza in modo diverso in base al DNA?

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Un recente studio osservazionale a lungo termine ha introdotto un livello complesso nel dibattito in corso sulla dieta e sulla salute del cervello. I ricercatori hanno scoperto che la relazione tra consumo di carne e rischio di demenza potrebbe non essere universale, ma piuttosto fortemente influenzata dal corredo genetico di una persona, in particolare dalla variante del gene APOE4.

Lo studio in breve

I ricercatori del Karolinska Institutet e dell’Università di Stoccolma in Svezia hanno monitorato 2.157 partecipanti di età superiore ai 60 anni per un periodo massimo di 15 anni. Monitorando le abitudini alimentari autodichiarate insieme ai punteggi dei test cognitivi e alle diagnosi di demenza, il team ha cercato di capire in che modo i diversi tipi di consumo di carne sono correlati alla salute del cervello a lungo termine.

I risultati hanno rivelato una sorprendente distinzione basata sulla genetica:
Per i portatori di APOE4: Un maggiore consumo di carne era collegato a un minor rischio di demenza e a tassi più lenti di declino della memoria.
Per i non portatori: Il consumo di carne non ha mostrato alcuna correlazione significativa con i punteggi cognitivi o il rischio di demenza.

Il ruolo del gene APOE4

Il gene APOE è responsabile della produzione di una proteina che trasporta colesterolo e grassi in tutto il corpo e nel cervello. La variante APOE4 è un noto fattore di rischio per la malattia di Alzheimer, diffuso da circa il 25% della popolazione mondiale.

I ricercatori hanno ipotizzato che, poiché APOE4 è considerata una forma “ancestrale” del gene, coloro che lo trasportano potrebbero elaborare i nutrienti in modo diverso. Una teoria importante è che le persone con questa variante potrebbero assorbire alcuni nutrienti essenziali dalla carne in modo più efficiente, il che potrebbe potenzialmente offrire benefici neuroprotettivi.

La qualità conta: carne lavorata e non lavorata

Sebbene lo studio offra uno sguardo sorprendente sui potenziali benefici della carne per alcuni gruppi genetici, non fornisce il “via libera” per tutti i consumi di carne. È stata fatta una distinzione fondamentale riguardo al tipo di carne consumata:

  1. Carne lavorata: un elevato consumo di carne lavorata (come salumi o salsicce) era collegato a un rischio più elevato di demenza, indipendentemente dal fatto che la persona fosse portatrice del gene APOE4.
  2. Carne non trasformata: un rapporto più elevato di carne non trasformata (come pollame o carne rossa) rispetto al consumo totale di carne è stato associato a un rischio di demenza inferiore in tutti i partecipanti.

“Una percentuale inferiore di carne lavorata nel consumo totale di carne era associata a un minor rischio di demenza indipendentemente dal genotipo APOE”, ha osservato la neurologa Sara Garcia-Ptacek.

Contesto e cautela necessaria

È fondamentale interpretare questi risultati con scetticismo scientifico per diverse ragioni:
Natura osservativa: Questo è stato uno studio osservazionale, non una sperimentazione clinica. I ricercatori hanno monitorato le abitudini esistenti anziché controllare le diete; pertanto, lo studio mostra un’associazione ma non dimostra che la carne causa una riduzione del rischio di demenza.
Prove contrastanti: Decenni di ricerche precedenti hanno spesso collegato un elevato consumo di carne rossa a maggiori rischi per la salute, inclusa la demenza.
Dibattiti evolutivi: L’ipotesi che i nostri antenati facessero molto affidamento sulla carne per alimentare lo sviluppo del cervello è attualmente oggetto di intenso dibattito tra i biologi evoluzionisti.

Perché è importante

Questa ricerca evidenzia il passaggio alla nutrizione personalizzata. Ciò suggerisce che l’approccio “unico per tutti” alle linee guida dietetiche potrebbe essere obsoleto. Se la dieta influenza il cervello in modo diverso in base al modello genetico di un individuo, potrebbe essere necessario che i futuri consigli medici siano adattati al DNA specifico di una persona.


Conclusione
Anche se lo studio suggerisce che il consumo di carne potrebbe svolgere un ruolo unico nella prevenzione della demenza per le persone portatrici del gene APOE4, la distinzione tra carne lavorata e non trasformata rimane fondamentale per tutti. Sono necessari ulteriori studi clinici per determinare se le raccomandazioni dietetiche debbano essere personalizzate sulla base dei profili genetici.