Recenti studi genetici confermano che l’incrocio tra Homo sapiens e uomini di Neanderthal non era limitato a una singola regione, ma si verificava in gran parte dell’Eurasia. L’analisi di oltre 4.000 genomi antichi rivela un periodo prolungato di ibridazione quando gli esseri umani moderni si espansero dall’Africa circa 50.000 anni fa, suggerendo che questo non era un evento raro ma una caratteristica comune delle prime migrazioni umane.
La portata dell’ibridazione
Da decenni gli scienziati sanno che la maggior parte delle moderne popolazioni non africane porta con sé circa il 2% di DNA di Neanderthal. Ciò dimostra gli incroci del passato, ma la posizione e la portata di questi incontri sono rimaste poco chiare. Una nuova ricerca indica che la zona ibrida si estendeva dall’Europa occidentale fino all’Asia, coprendo la maggior parte della zona conosciuta dei Neanderthal. Questa zona non è stata un singolo evento isolato; invece, i dati genetici suggeriscono una serie continua di interazioni nel corso di migliaia di anni.
Come è stato condotto lo studio
I ricercatori guidati da Mathias Currat dell’Università di Ginevra hanno analizzato le varianti genetiche di 4.147 campioni antichi, risalenti a 44.000 anni fa. Hanno monitorato la proporzione del DNA di derivazione neandertaliana (alleli introgressi) per mappare l’entità dell’ibridazione. La proporzione del DNA di Neanderthal aumentava costantemente man mano che ci si allontanava dalla regione del Mediterraneo orientale, stabilizzandosi infine a circa 3.900 chilometri sia in direzione occidentale che orientale.
Implicazioni dei risultati
Questo studio sfida le teorie precedenti secondo cui gli incroci erano concentrati nell’Asia occidentale. Le prove ora indicano un modello più ampio e geograficamente disperso. Le popolazioni di Homo sapiens probabilmente incontrarono e si ibridarono con gruppi più piccoli e isolati di Neanderthal mentre si diffondevano in tutta l’Eurasia, “rastrellandoli” di fatto, come ha affermato un ricercatore.
La firma genetica di questo incrocio è visibile oggi nei genomi delle persone di tutto il mondo, sebbene il cromosoma Y di Neanderthal sia stato in gran parte sostituito dai lignaggi Homo sapiens. In particolare, la fascia atlantica dell’Europa – Francia occidentale e penisola iberica – sembra meno colpita, sia perché lì non è avvenuta l’ibridazione, sia perché i campioni genetici disponibili non la catturano.
Lo studio evidenzia la complessità della storia umana primitiva e sottolinea come le interazioni tra le specie abbiano modellato la composizione genetica delle popolazioni moderne. Anche se la tempistica esatta rimane poco chiara, le prove suggeriscono che l’incrocio fu un processo prolungato, non un evento isolato.
Questa scoperta rafforza l’idea che la prima espansione umana non fu semplicemente una sostituzione dei Neanderthal, ma una storia confusa e intrecciata di coesistenza e scambio genetico.































