Un ricevimento misto: esaminare “il nostro cervello, noi stessi”

15

Il New Scientist Book Club ha recentemente concluso la sua esplorazione di Our Brains, Our Selves: What a neurologist’s Patients did him about the brain and the self di Masud Husain, un libro che ha già raccolto elogi significativi, tra cui il Royal Society Trivedi Science Book Prize. Mentre il libro è stato lodato dai giudici per la sua “bellissima esplorazione” delle condizioni neurologiche e del loro impatto sul senso di sé di una persona, i membri del club hanno offerto una valutazione più sfumata e spesso critica. Questo articolo approfondisce la recensione del club del libro, evidenziando sia i punti di forza che di debolezza emersi dalle loro discussioni.

Esplorazione dei temi principali e delle connessioni

Il libro esamina come varie condizioni neurologiche possano disturbare il senso di sé di una persona, un concetto che ha avuto una forte risonanza con diversi membri del club. Husain intreccia le storie mediche con le proprie esperienze di immigrato che naviga in una nuova cultura, creando una narrazione che fonde osservazioni professionali con riflessioni personali. Questa esplorazione dell’identità e dell’appartenenza, particolarmente rilevante per coloro che hanno sperimentato il trasferimento, si è rivelata un insegnamento fondamentale per diversi lettori.

Katherine Sarah si è collegata profondamente all’esplorazione del linguaggio e dell’identità contenuta nel libro, tracciando paralleli con le proprie esperienze vissute in un paese in cui non parlava la lingua. “Mi ha davvero colpito il fatto che il linguaggio rappresenti una parte di te stesso e quanto sia difficile ritrarti senza di esso”, ha osservato. Allo stesso modo, Gosia Furmanik ha ritenuto personalmente rilevante l’esame dell’identità e della migrazione, essendo emigrata due volte nella sua vita. Queste connessioni sottolineano la capacità del libro di colmare il divario tra la comprensione scientifica e l’esperienza vissuta.

Judith Lazell ha elogiato la leggibilità e lo stile accattivante del libro, mentre Jennifer Marano è rimasta particolarmente colpita dal capitolo su Wahid, un autista di autobus affetto da demenza a corpi di Lewy, che esprime una ritrovata comprensione della visione e della natura soggettiva della percezione.

Preoccupazioni su narrativa e stile

Tuttavia, l’accoglienza del club è stata uniformemente positiva. Diversi membri hanno sollevato preoccupazioni riguardo alle scelte narrative di Husain. Un problema ricorrente era la sensazione che l’autore a volte costruisse eventi e dialoghi in un modo che sembrava artificiale o artificioso. Lo stesso Husain ha ammesso di aver romanzato i dettagli dei pazienti per garantire l’anonimato, una pratica necessaria, ma che alcuni lettori hanno trovato sminuita l’autenticità del libro. Niall Leighton ha espresso frustrazione per le discussioni apparentemente noiose dei pazienti, mettendo in dubbio il loro grado di finzione.

Inoltre, alcuni membri hanno trovato lo stile di scrittura di Husain eccessivamente elaborato e occasionalmente stridente nel contesto di un libro di scienze. Jennifer ha descritto la propensione dell’autore per le “descrizioni fiorite” che sembrava fuori luogo, e Judith e Niall hanno trovato condiscendente l’inclusione di definizioni per termini comuni come “atrofizzato” e “vertebrato”.

La questione del linguaggio “normale” e inclusivo

Al di là delle preoccupazioni stilistiche, il club ha sollevato una critica più fondamentale riguardo all’uso della parola “normale” da parte di Husain nel descrivere le condizioni neurologiche. Ad esempio, riferirsi a individui sani come a comportarsi “come persone normali” è stato percepito come problematico da diversi membri. Gosia sosteneva che questo linguaggio rafforzasse uno standard arbitrario e minimizzasse il valore delle diverse esperienze, comprese quelle di individui che vivono con malattie o disabilità. Niall, che si identifica come neurodivergente, ha trovato alienante l’uso ripetuto di “normale” e ha sottolineato la necessità di un linguaggio più inclusivo quando si parla di differenze neurologiche.

Un verdetto: lavoro appassionato, esecuzione imperfetta

Nonostante queste critiche, Jennifer Marano ha riconosciuto la passione dell’autore per il suo lavoro e, in definitiva, ha apprezzato il contributo del libro alla comprensione delle complessità del cervello umano. L’impegno del New Scientist Book Club con Our Brains, Our Selves riflette il desiderio di chiarezza, autenticità e inclusività nella scrittura scientifica. Ci ricorda che anche le opere più apprezzate possono beneficiare di un esame rigoroso, innescando conversazioni preziose sulle scelte narrative, sul linguaggio e sul modo in cui discutiamo della diversità neurologica.

Il club passa ora alla lettura di novembre: Every Version of You di Grace Chan, un romanzo di fantascienza che esplora le sfide dell’identità e della coscienza in un mondo virtuale. Questo passaggio a un genere noto per la sua esplorazione fantasiosa della mente promette una nuova prospettiva sulle stesse domande sollevate dall’esame del cervello e del sé da parte di Husain.