Il fascino e il pericolo dell’ordine: perché le regole possono intrappolarci

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Il mondo moderno prospera sui sistemi: classifiche, metriche e metodi “perfetti” per qualsiasi cosa, dalla cottura della pasta alla valutazione dei dipartimenti accademici. Ma questa incessante spinta all’ordine non è sempre vantaggiosa. C. Thi Nguyen, nel suo nuovo libro The Score, sostiene che gli stessi sistemi progettati per aiutarci possono invece catturare i nostri valori, riducendo la diversità e soffocando la vera esplorazione.

L’illusione dei sistemi perfetti

Nguyen esordisce con un esempio apparentemente innocuo: la ricerca della cacio e pepe “perfetta”. I fisici hanno ideato una ricetta infallibile utilizzando misurazioni precise e metodi rigorosi. Sebbene impressionante, questo approccio riduce la cottura a un processo meccanico, eliminando la gioiosa confusione e l’espressione individuale che lo rendono attraente. Ciò illustra una tendenza più ampia: la convinzione che l’ordine possa essere imposto al caos, spesso a scapito della spontaneità e della creatività.

Lo stesso principio si applica alle classifiche delle università e delle riviste. Questi parametri, intesi a valutare la qualità, danno invece priorità al rispetto di criteri ristretti. Nguyen sottolinea che queste classifiche premiano gli accademici che rispondono a “domande tecniche piuttosto arcane” piuttosto che perseguire una ricerca veramente innovativa, ma meno quantificabile. Ciò crea un sistema in cui sono le regole a dettare l’indagine e non il contrario.

Acquisizione di valore: quando le metriche ci governano

Questo fenomeno, che Nguyen chiama “cattura del valore”, è pervasivo. Metriche progettate per essere utili finiscono per dominare il nostro comportamento, spostando la nostra attenzione dalla motivazione intrinseca alla convalida esterna. Il perseguimento di punteggi più alti, classifiche migliori e risultati “ottimali” diventa fine a se stesso, distorcendo lo scopo originale. Non si tratta solo del mondo accademico; si applica a tutto, dagli indicatori di performance aziendale alle politiche economiche nazionali.

Perché succede questo? Le burocrazie centralizzate e gli stati-nazione omogeneizzanti spesso preferiscono parametri standardizzati per il controllo e l’efficienza. Ma tali sistemi inevitabilmente appiattiscono le sfumature, ignorano il contesto e sopprimono il dissenso. Come ha sostenuto James C. Scott in Seeing Like a State, le società pianificate scientificamente spesso falliscono perché ignorano le complessità dell’esperienza vissuta.

Il potere del gioco: un contrappeso

Nguyen propone una soluzione sorprendente: abbracciare i vincoli artificiali dei giochi. Attinge alla sua esperienza con Dungeons & Dragons, arrampicata su roccia, yoga e yo-yoing per dimostrare come scegliere di giocare secondo le regole possa essere liberatorio. In un gioco, le regole sono esplicite e volontarie. Ciò consente l’esplorazione, l’assunzione di rischi e un senso di agenzia che spesso è assente nei sistemi del mondo reale. Sottomettendoci deliberatamente a un quadro normativo, riprendiamo il controllo sulla nostra partecipazione.

Questa non è solo evasione. Nguyen sostiene che i giochi agiscono come un “vaccino spirituale” contro l’insidioso fenomeno del punteggio istituzionale. Praticando la costrizione volontaria, diventiamo più resistenti alle pressioni involontarie della vita quotidiana.

Una nuova prospettiva su vecchie idee

Nguyen riconosce che le sue argomentazioni si basano sul lavoro di studiosi come Tim Marshall (che esplora l’influenza della geografia sulla geopolitica) e James C. Scott. Tuttavia, la sua inquadratura giocosa e gli aneddoti personali rendono il dibattito urgente e accessibile. Il libro non è innovativo nei suoi concetti, ma li presenta con una chiarezza e una convinzione rinfrescanti.

In definitiva, The Score serve da monito: la ricerca di sistemi perfetti può essere una trappola. Riconoscendo come le regole possano catturare i nostri valori e scegliendo attivamente di affrontare i vincoli volontari attraverso il gioco, possiamo rivendicare il libero arbitrio in un mondo sempre più governato da metriche e controllo.