Gli astronomi hanno rilevato un laser naturale incredibilmente potente che irradia attraverso l’universo verso la Terra, originato da una coppia di galassie in collisione a 8 miliardi di anni luce di distanza. Questo “megamaser di idrossile” è il più distante e il più luminoso del suo genere mai osservato e offre una finestra unica sull’universo primordiale e sull’evoluzione della galassia.
Come funzionano i laser spaziali
Questa non è fantascienza. Questi laser naturali si formano quando le galassie si scontrano, comprimendo vaste nubi di gas ed eccitando le molecole di idrossile (OH). Questa eccitazione rilascia microonde ad alta energia, che vengono poi amplificate, in modo simile a come i laser prodotti dall’uomo amplificano la luce. La differenza fondamentale è che questi “maser” amplificano le microonde invece della luce visibile. Il segnale proveniente da questo particolare sistema è così forte che i ricercatori suggeriscono che dovrebbe essere riclassificato come “gigamaser”, un teorico prossimo passo in termini di intensità.
La scoperta di HATLAS J142935.3–002836
La sorgente, denominata HATLAS J142935.3–002836, è stata inizialmente identificata nel 2014. Le microonde che emette sono estese fino a circa 7 pollici di lunghezza (1.665 megahertz) e sono straordinariamente luminose. L’enorme distanza di questo megamaser, risalente a un’epoca in cui l’universo aveva circa la metà della sua età attuale, lo rende prezioso per studiare la formazione e l’evoluzione delle antiche galassie.
La relatività di Einstein gioca un ruolo
Normalmente, i segnali provenienti da una tale distanza sarebbero troppo deboli per essere rilevati. Tuttavia, un fenomeno previsto dalla teoria della relatività di Albert Einstein, la lente gravitazionale, ha amplificato il segnale. Gli enormi oggetti tra noi e il megamaser deformano lo spaziotempo, piegando e amplificando le microonde. Questo effetto, a volte creando un “anello di Einstein” di luce, consente agli astronomi di analizzare la sorgente lontana con una chiarezza senza precedenti.
Perché è importante
I megamaser fungono da “fari cosmici”, consentendo agli scienziati di scrutare l’universo primordiale. La scoperta di questo gigamaser dimostra che questi potenti segnali sono più comuni di quanto si pensasse, soprattutto se osservati attraverso la lente di ingrandimento gravitazionale. Il team prevede di scansionare altri sistemi dotati di lenti gravitazionali, sperando di scoprire centinaia o migliaia di altri megamaser. Ciò amplierà in modo significativo la nostra comprensione dell’evoluzione galattica e delle condizioni presenti nell’universo primordiale.
“Questo sistema è davvero straordinario”, ha affermato Thato Manamela, l’autore principale dello studio, sottolineando l’importanza di questa svolta. “Stiamo vedendo l’equivalente radio di un laser a metà dell’universo.”
Questa scoperta segna un importante passo avanti nella ricerca astrofisica e l’osservazione continua promette ulteriori approfondimenti sul cosmo lontano.
































